L'italia nel cuor....ecc..quello...che..s.
Antonello Priten...per il tuo comune
tutto quello che riuscì a leggere in quel rimasuglio di manifesto elettorale di chi sa quali elezioni, affisso abusivamente alla pensilina degli autobus. Il 73 barrato si faceva aspettare più del necessario e il tempo cominciava ad imprecare al posto suo. L'asfalto bagnato dalle secchiate di acqua della mattina mandava un sapore di olio e benzina, le pozzanghere di acqua nera erano solcate da ruote affamate di kilometri e ad ogni passaggio perdevano un po di quell'orrore. Il cielo era ancora pieno di cumulonembi carichi che aspettavano chissà quale comando per scaricare a terra tutta la pioggia che tenevano in grenbo, i suoi occhi si fissarono su un uomo che portava a pisciare il suo meticcio bastardo , lo seguiva con lo sguardo incurante del bus che stava arrivando e non riusciva a muovere nulla nel suo corpo. I pensieri erano persi, andati in anfratti del cervello troppo bui per tornare indietro. Bus passato. Tempo che ormai bestemmiava cristi che neanche conosceva. A suo ricordo niente lo rese più incazzato della visione del retro del 73 barrato che si allontanava, non provò nemmeno a correre, era una questione di dignità e orgoglio tutto maschile. La vista si spostò leggermente verso sinistra, su una porche Cayenne che arrivava a tutta velocità dalla curva, non si accorse nemmeno dell'immensa pozzanghera di terrore che riposava sul ciglio della strada. La porche si trasformo in un motoscafo che alzò uno tzunami di merda. Passata la macchina si accorse che tutto quello schifo aveva colpito in pieno quel bastardo e il suo cane. Ancora lo sentiva imprecare da lontano mentre camminando verso casa si accorse che stava ridendo a crepapelle. Di cuore e di cattiveria. Che soddisfazione la cattiveria, ti risolve le giornate...
giovedì 4 novembre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
il primo caffè
aveva messo l'ultima vite per tenere attaccato alla barra omega quel cazzo di pannello di cartongesso, e le ultime viti sono sempre le peggiori, perchè hai il braccio stanco, perchè con questa minchia di freddo le dita hanno perso la sensibilità, perchè non vedi l'ora di sbatterti via la polvere bianca di gesso dai capelli, perchè lavorare fino alle 4 della mattina è roba da girone infernale, ma il lavoro deve essere finito in fretta. Lavoro a cottimo, lavoro di merda, lavoro fottutamente necessario.
Con le dita bianche frugò le tasche in cerca di una Camel Blu che non si faceva trovare. Trovò invece il pacchetto vuoto, un nervoso da astinenza cominciò a salirgli dalle ginocchia. L'unico pensiero era trovare un distributore automantico, meglio ancora un bar aperto con annessa tabaccheria. Il pensiero di un caffè bollente e una sigaretta in qualche modo lo rassicurava. Girò per la città indispettito da tutto quel vuoto e dai lampioni di luce gialla. Si fermò davanti ad un bar-tabacchi che conosceva fin da bambino, era aperto. Entrò senza salutare, si impalò ebete davanti alla cassa aspettando che quella stronza donna anziana si degnasse di servirlo...Un pacchetto di Camel blu e un caffè...
il caffè era pessimo, forse perchè il primo o il secondo che quella macchina aveva fatto, ma la sigaretta dopo lo rimise al mondo. Il suo cervello finalmente aveva altro a cui pensare. Ricordò che aveva fatto l'amore, aveva scopato con la tipa. Non si erano più sentiti. Lei lo faceva sentire bene, lo faceva ridere, con lei il suo cervello si spegneva, smetteva di elaborare pensieri e di farsi domande ed era maledettamente eccitante, forse anche troppo. Era diventato un tarlo nella sua testa, non riusciva a capire il perchè, eppure era stato lui a dirle, di non farsi tante illusioni, che non era il momento di una storia, eppure le era entrata dentro.
Suonò il telefono...
"pronto"
"Ohi, sei sveglio?"
"Si...."
"Senti.....non ci possiamo più vedere..."
"Certo che non si possiamo più vedere, mi sto innamorando di te e non me lo posso permettere"
"...ma, lo dici così..."
"Addio, Sabri."
il telefono riprese a squillare, ma già un'altra sigaretta aveva rimesso in circolo il giusto tasso di pensieri e nicotina...
Con le dita bianche frugò le tasche in cerca di una Camel Blu che non si faceva trovare. Trovò invece il pacchetto vuoto, un nervoso da astinenza cominciò a salirgli dalle ginocchia. L'unico pensiero era trovare un distributore automantico, meglio ancora un bar aperto con annessa tabaccheria. Il pensiero di un caffè bollente e una sigaretta in qualche modo lo rassicurava. Girò per la città indispettito da tutto quel vuoto e dai lampioni di luce gialla. Si fermò davanti ad un bar-tabacchi che conosceva fin da bambino, era aperto. Entrò senza salutare, si impalò ebete davanti alla cassa aspettando che quella stronza donna anziana si degnasse di servirlo...Un pacchetto di Camel blu e un caffè...
il caffè era pessimo, forse perchè il primo o il secondo che quella macchina aveva fatto, ma la sigaretta dopo lo rimise al mondo. Il suo cervello finalmente aveva altro a cui pensare. Ricordò che aveva fatto l'amore, aveva scopato con la tipa. Non si erano più sentiti. Lei lo faceva sentire bene, lo faceva ridere, con lei il suo cervello si spegneva, smetteva di elaborare pensieri e di farsi domande ed era maledettamente eccitante, forse anche troppo. Era diventato un tarlo nella sua testa, non riusciva a capire il perchè, eppure era stato lui a dirle, di non farsi tante illusioni, che non era il momento di una storia, eppure le era entrata dentro.
Suonò il telefono...
"pronto"
"Ohi, sei sveglio?"
"Si...."
"Senti.....non ci possiamo più vedere..."
"Certo che non si possiamo più vedere, mi sto innamorando di te e non me lo posso permettere"
"...ma, lo dici così..."
"Addio, Sabri."
il telefono riprese a squillare, ma già un'altra sigaretta aveva rimesso in circolo il giusto tasso di pensieri e nicotina...
domenica 3 ottobre 2010
vita de paese
notte d'estate, notte di pensieri d'amore perso e buttato al vento, notte di passi lenti e neri come il buio, notte di musica lontana fatta di note pagate e non sentite, notte di gelati e shottini pieni di rum e pera buttati in gola in un unico gesto fatto da ragazzi che si credono uomini, notte di sigarette morbide fumate con ingordigia tenuta fra le dita e passata ai polmoni con la speranza di un piccolo giramento di testa, notte di camminate fatte a testa bassa per far uscire dagli occhi tutta la feccia che ti inquina il cuore e per evitare stronzi di cane che farebbero incazzare pure San Francesco, notte senza meta solo passi, uno dietro l'altro, senza un minimo d'ordine, notte di sublimi scorci e vite incontrate, notte di un papà che fa giocare i suoi bambini e quelli della piazzetta a ruba bandiera, notte di ricordi lontani, di pomeriggi passati a giocare con giochi che non esistono più, giochi senza y o x, giochi fatti di gesso consumato sull'asfalto, di buche e di fantasia. Mamma mia quanta fantasia avevamo da piccoli, baracche fatte con quattro pezzi di legno che diventavano fortini inespugnabili, giochi di 15, 20 bambini, giochi appunto.
Il calcio del barattolo, i quattro cantoni, murodepelè, campana, riarzo, acchiapparella, nascondino, palline, mosca ceca, a pallonate, bozzibozziscaricabozzi, 123stella, lo schiaffodelsoldato.
notte d'estate di paese, dove ancora un papà gioca a ruba bandiera con i bambini.
Il calcio del barattolo, i quattro cantoni, murodepelè, campana, riarzo, acchiapparella, nascondino, palline, mosca ceca, a pallonate, bozzibozziscaricabozzi, 123stella, lo schiaffodelsoldato.
notte d'estate di paese, dove ancora un papà gioca a ruba bandiera con i bambini.
giovedì 2 settembre 2010
Bacetti
Leggere la rilassava come nessun'altra cosa, non aveva un genere preferito o un autore a cui era legata, lei andava in libreria, guardava le copertine, leggeva i risvolti e decideva. A volte andava male, ma alle volte scopriva veri e propri capolavori. Tutto da sola. Da quando lavorava in quella tavola calda non trovava mai il tempo di leggere. Aveva provato di notte prima di addormentarsi ma finiva sempre che le cadeva il libro dalle mani mentre gli occhi le se chiudevano mentre leggeva le prime righe,aveva provato anche al bagno ma la concentrazione andava da tutt'altra parte, e poi al bagno regnava la settimana enigmstica. Leggere le piaceva e non voleva inbarbarirsi rinunciando a quella ricchezza.
Tutte le volte che andava a lavoro l'occhio le andava su una panchina un po defilata dove un ragazzo in calzoncini fumava e leggeva, a volte c'era e a volte la panchina era vuota, ma non ci pensava poi tanto su, passava il badge sul lettore elettronico ed entrava a lavoro.
Qualche volta capitava che lo incontrava al bar e scambiavano qualche parola solo nel rituale del caffè " che prendi?" - "un caffè, grazie" - "al vetro?" - "in tazza, grazie", ma non quel giorno, quando lo vide avvicinarsi al bar in testa si preparò bene il discorso, mettendo tutte le parole al punto giusto, infondo non sapeva come l'avrebbe presa. Appena espletato il ritale del caffè riusci a dargli:"leggi tanto tu, eh?", Lui ancora con il gusto del caffè sulle labbra che gli aveva liberato tutte le endorfine nel sangue ci mise un po a rispondere "si" per lui la conversazione poteva finire pure li, domanda secca, risposta secca, me lei non aveva finito. "che leggi?" - " ho appena finito Non avevo capito nulla di Diega De silva, te lo consiglio, ho intensione di leggere La solitudine dei numeri primi, non è che mi entusiasmi ma voglio vedere di che pasta è fatto un vincitore dello Strega". " se vuoi te lo presto, tieni" e con il braccio allungato oltre il bancone glielo diede.
per un po di tempo non si incontrarono neanche di sfuggita, forse orari di lavoro differenti forse le ferie, ma tantè...
un giorno poi, staccando per la pausa pranzo, con la sua marlboro morbida appena accesa e con il libro nell'altra mano con l'indice in mezzo per tenere il segno si diresse verso il suo posticino tranquillo ma lo trovò occupato, era la tipa del bar, leggeva il libro che le aveva regalato. Aveva una maglietta a collo largo e una spallina le era scivolta sul braccio lasciando scoperta la spalla e parte del collo. Riusciva a sentirne anche l'odore e il profumo, i capelli corvini le si muovevano leggermente mossi dalla leggera brezza di vento. stete li impalato per qualche minuto. poi si mosse, aveva intensione di baciarla sul collo e dirle che lui era li. I suoi passi sull'erba non fecero rumore e appena fu a pochi centimetri dal collo chiuse gli occhi si sporse in avnti e cominciò a baciarla....
lei nel frattempo aveva finito il capitolo aveva chiuso il libro e si era alzata di scatto proprio mentre il ragazzo si era spinto in avanti in attesa del contatto tra pelle e labbra. Lei non si accorse di nulla, neanche si girò e sparì dietro le porte scorrevoli del centro. Però lui riusci a tirare tanti bacetti ad una donna anziana che era seduta di fronte a lei a fare le parole crociate, che lo guardò con un sorriso sulle labbra e una voglia di cose perdute negli occhi.
Tutte le volte che andava a lavoro l'occhio le andava su una panchina un po defilata dove un ragazzo in calzoncini fumava e leggeva, a volte c'era e a volte la panchina era vuota, ma non ci pensava poi tanto su, passava il badge sul lettore elettronico ed entrava a lavoro.
Qualche volta capitava che lo incontrava al bar e scambiavano qualche parola solo nel rituale del caffè " che prendi?" - "un caffè, grazie" - "al vetro?" - "in tazza, grazie", ma non quel giorno, quando lo vide avvicinarsi al bar in testa si preparò bene il discorso, mettendo tutte le parole al punto giusto, infondo non sapeva come l'avrebbe presa. Appena espletato il ritale del caffè riusci a dargli:"leggi tanto tu, eh?", Lui ancora con il gusto del caffè sulle labbra che gli aveva liberato tutte le endorfine nel sangue ci mise un po a rispondere "si" per lui la conversazione poteva finire pure li, domanda secca, risposta secca, me lei non aveva finito. "che leggi?" - " ho appena finito Non avevo capito nulla di Diega De silva, te lo consiglio, ho intensione di leggere La solitudine dei numeri primi, non è che mi entusiasmi ma voglio vedere di che pasta è fatto un vincitore dello Strega". " se vuoi te lo presto, tieni" e con il braccio allungato oltre il bancone glielo diede.
per un po di tempo non si incontrarono neanche di sfuggita, forse orari di lavoro differenti forse le ferie, ma tantè...
un giorno poi, staccando per la pausa pranzo, con la sua marlboro morbida appena accesa e con il libro nell'altra mano con l'indice in mezzo per tenere il segno si diresse verso il suo posticino tranquillo ma lo trovò occupato, era la tipa del bar, leggeva il libro che le aveva regalato. Aveva una maglietta a collo largo e una spallina le era scivolta sul braccio lasciando scoperta la spalla e parte del collo. Riusciva a sentirne anche l'odore e il profumo, i capelli corvini le si muovevano leggermente mossi dalla leggera brezza di vento. stete li impalato per qualche minuto. poi si mosse, aveva intensione di baciarla sul collo e dirle che lui era li. I suoi passi sull'erba non fecero rumore e appena fu a pochi centimetri dal collo chiuse gli occhi si sporse in avnti e cominciò a baciarla....
lei nel frattempo aveva finito il capitolo aveva chiuso il libro e si era alzata di scatto proprio mentre il ragazzo si era spinto in avanti in attesa del contatto tra pelle e labbra. Lei non si accorse di nulla, neanche si girò e sparì dietro le porte scorrevoli del centro. Però lui riusci a tirare tanti bacetti ad una donna anziana che era seduta di fronte a lei a fare le parole crociate, che lo guardò con un sorriso sulle labbra e una voglia di cose perdute negli occhi.
giovedì 12 agosto 2010
my immortal
http://www.youtube.com/watch?v=ywJSu0VLm9A
quanto sarebbe giusto riuscire a dire "basta, non voglio più soffrire" e quanto sarebbe bello se per magia tutto il tuo dolore svanisse come la nebbia a mezzogiorno e d'improvviso ritrovarti a sorridere ad un cagnolino che ti scodinzola davanti desideroso solo di una grattatina.
Quanto sarebbe giusto riuscire ad essere abbracciato nel momento di maggior solitudine, quanto sarebbe bello essere preso per mano e, con le dita intrecciate le une dentro alle altre, portato alla fine del mondo.
quanto sarebbe giusto essere amato dalla donna che ami, dal tuo amore vero.
quanto sarebbe giusto essere perdonato.
quanto sarebbe giusto cazzo!
ma la vita non è mai giusta, è solo vita e presente.
Il passato è andato ed il futuro è un tempo solo di angoscia.
Il presente è la sola cosa che conta ed il presente ora è dolore puro.
mi basterebbe riuscirlo a vivere così senza soffrire, il presente.
per adesso c'è solo temporale. i colori e la luce non mi appartengono più.
quanto sarebbe giusto riuscire a dire "basta, non voglio più soffrire" e quanto sarebbe bello se per magia tutto il tuo dolore svanisse come la nebbia a mezzogiorno e d'improvviso ritrovarti a sorridere ad un cagnolino che ti scodinzola davanti desideroso solo di una grattatina.
Quanto sarebbe giusto riuscire ad essere abbracciato nel momento di maggior solitudine, quanto sarebbe bello essere preso per mano e, con le dita intrecciate le une dentro alle altre, portato alla fine del mondo.
quanto sarebbe giusto essere amato dalla donna che ami, dal tuo amore vero.
quanto sarebbe giusto essere perdonato.
quanto sarebbe giusto cazzo!
ma la vita non è mai giusta, è solo vita e presente.
Il passato è andato ed il futuro è un tempo solo di angoscia.
Il presente è la sola cosa che conta ed il presente ora è dolore puro.
mi basterebbe riuscirlo a vivere così senza soffrire, il presente.
per adesso c'è solo temporale. i colori e la luce non mi appartengono più.
mercoledì 11 agosto 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)