giovedì 21 aprile 2011

ne valeva la pena

aspettare, aspettare, aspettare....era una vita che aspettava, perfino quando doveva nascere aveva aspettato. Sua madre, per il lungo travaglio e non so per quale cazzo di ormone o istinto animale, le aveva stretto la testa con la cervice uterina e quando finalmente aveva visto la luce, agli occhi di tutti appariva con una pera proprio sulla testa. Un rigonfiamento che le faceva la testa come quella di un indigeno del borneo. Si era abituato, i suoi occhi ormai erano allenati e nelle lunghe, lunghe pause di attesa, come una moderna telecamera avevano preso a guardare, osservare qualsiasi cosa...una macchina gialla, tre grige, una di mille colori, una cornacchia appoggiata al palo della luce, 24 ragazzi che uscivano da una scuola, uno che correva con un mp3 alle orecchie e un passo da maratonete leggermente zoppo dalla gamba destra e così via fino a quando il suono sintetico di un cellulare da 39 euro lo informava che poteva entrare.
E lui, prendeva la borsa di cuoio dal sedile posteriore, toglieva la chiave dal rocchetto, apriva la portiera della macchina, faceva scattare la chiusura centralizzata e si avviava verso il portone. Saliva i 64 gradini, bussava alla porta di noce scuro interno 8, e tutte le volte non faceva che domandarsi "ma perchè cazzo non mi lascia la porta socchiusa, visto che ha tutto il tempo di 64 gradinidelcazzo" e la risposta che trovava era sempre quella "Mio caro Andrea, devi saper aspettare"...
Oramai le attese le sembravano passassero come al cinema, lui seduto in macchina e il mondo che si muoveva intorno a lui immobile, solo gli occhi seguivano quel susseguirsi di persone e cose e nuvole e tempo. Tutte le volte era così, aspettare, aspettare, sms, 64 gradini, aspettettare e finalmente la porta si apriva...
Sembrava che il tempo di colpo avesse scelto lui come controllore del proprio trascorrere.
Solo che lui il proprio trascorrere lo percepiva guardando gli altri...e guardando gli altri pensò a come uscirne...
Aspettare, aspettare, aspettare, niente sms, borsa, chiave, chiusura centralizzata, portone, 64 gradini del cazzo, porta noce scuro interno 8, aprì con la chiave che gentilmente gli era stata concessa, andò in cucina aprì il gas chiuse tutte le finestre, spense le luci, chiuse la porta dietro di se e ritornò in macchina.
La vide salire le scale, seguì i suoi piedi su ogni singolo scalino, aspettò e vide scoppiare il palazzo davanti ai suoi occhi che riuscirono a percepire tutte le sfumature del bagliore che ne seguì. Accese la macchina e ritornò verso casa e per la prima volta in vita sua, per la prima cazzo di volta in vita sua si disse "VALEVA LA PENA ASPETTARE TANTO"