era innamorata, era stata innamorata...e non lo sarebbe più stata. Una promessa lanciata nel vento e approdata chissà dove.
Le aveva trapassato il petto con quel rifiuto a continuare una storia che per lei sapeva di futuro, di cucina, di fornelli, di lavandini pieni di piatti sporchi e lasciati lì in attesa di una pausa della loro passione...
Glielo aveva detto in una giornata di maggio, "basta, mi sono stufato"...secco e ruvido come uno straccio per lavare per terra seccato al sole d'agosto, che puzza ancora di olio e polvere. Non aveva dato altre spiegazioni, forse neanche le aveva, forse erano fin troppo banali e attaccabili, forse l'insindacabilità del "misonostufato" era tutto quello che poteva concedersi. E l'aveva lasciata a sedere sulla panchina verde, aveva girato le spalle, messo in moto la macchina e ciao.
Non provò neanche a piangere, lei, i suoi 26 anni di vita vissuta intensamente e con tanti cazzi per il culo come una cinquantenne, le avevano messo addosso un pò di cemento e ferro. Decise lì su quella panchina quello che avrebbe dovuto fare, per togliersi di dosso quel senso di rimorso...avrebbe fatto agli altri quello che lui aveva fatto a lei...Lui non esisteva più, neanche si ricordava il nome, lui sarebbe diventato gli altri.
Non ci mise neanche tanto a trovare il primo tordo di turno, sapeva della sua forza, sapeva che poteva far arrivare al limite un uomo, sapeva che poteva legarlo a lei senza neanche sfiorarlo (se solo non avesse abbassato la guardi con...) ...paziente paziente portava avanti queste sue storie, aspettava solo che loro le dicessero che avevano perso la testa per lei e si erano innamorati e senza tante spiegazioni mortificava il loro orgoglio con un "basta, misonostufata".
Era divertente, era pazzamente gratificante, era orrendo ma niente le era servito più di questo.
Solo che ad un certo punto si accorse che il contrario di amore non è odio, ma...
PAURA
mercoledì 22 dicembre 2010
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