giovedì 2 settembre 2010

Bacetti

Leggere la rilassava come nessun'altra cosa, non aveva un genere preferito o un autore a cui era legata, lei andava in libreria, guardava le copertine, leggeva i risvolti e decideva. A volte andava male, ma alle volte scopriva veri e propri capolavori. Tutto da sola. Da quando lavorava in quella tavola calda non trovava mai il tempo di leggere. Aveva provato di notte prima di addormentarsi ma finiva sempre che le cadeva il libro dalle mani mentre gli occhi le se chiudevano mentre leggeva le prime righe,aveva provato anche al bagno ma la concentrazione andava da tutt'altra parte, e poi al bagno regnava la settimana enigmstica. Leggere le piaceva e non voleva inbarbarirsi rinunciando a quella ricchezza.
Tutte le volte che andava a lavoro l'occhio le andava su una panchina un po defilata dove un ragazzo in calzoncini fumava e leggeva, a volte c'era e a volte la panchina era vuota, ma non ci pensava poi tanto su, passava il badge sul lettore elettronico ed entrava a lavoro.
Qualche volta capitava che lo incontrava al bar e scambiavano qualche parola solo nel rituale del caffè " che prendi?" - "un caffè, grazie" - "al vetro?" - "in tazza, grazie", ma non quel giorno, quando lo vide avvicinarsi al bar in testa si preparò bene il discorso, mettendo tutte le parole al punto giusto, infondo non sapeva come l'avrebbe presa. Appena espletato il ritale del caffè riusci a dargli:"leggi tanto tu, eh?", Lui ancora con il gusto del caffè sulle labbra che gli aveva liberato tutte le endorfine nel sangue ci mise un po a rispondere "si" per lui la conversazione poteva finire pure li, domanda secca, risposta secca, me lei non aveva finito. "che leggi?" - " ho appena finito Non avevo capito nulla di Diega De silva, te lo consiglio, ho intensione di leggere La solitudine dei numeri primi, non è che mi entusiasmi ma voglio vedere di che pasta è fatto un vincitore dello Strega". " se vuoi te lo presto, tieni" e con il braccio allungato oltre il bancone glielo diede.

per un po di tempo non si incontrarono neanche di sfuggita, forse orari di lavoro differenti forse le ferie, ma tantè...

un giorno poi, staccando per la pausa pranzo, con la sua marlboro morbida appena accesa e con il libro nell'altra mano con l'indice in mezzo per tenere il segno si diresse verso il suo posticino tranquillo ma lo trovò occupato, era la tipa del bar, leggeva il libro che le aveva regalato. Aveva una maglietta a collo largo e una spallina le era scivolta sul braccio lasciando scoperta la spalla e parte del collo. Riusciva a sentirne anche l'odore e il profumo, i capelli corvini le si muovevano leggermente mossi dalla leggera brezza di vento. stete li impalato per qualche minuto. poi si mosse, aveva intensione di baciarla sul collo e dirle che lui era li. I suoi passi sull'erba non fecero rumore e appena fu a pochi centimetri dal collo chiuse gli occhi si sporse in avnti e cominciò a baciarla....
lei nel frattempo aveva finito il capitolo aveva chiuso il libro e si era alzata di scatto proprio mentre il ragazzo si era spinto in avanti in attesa del contatto tra pelle e labbra. Lei non si accorse di nulla, neanche si girò e sparì dietro le porte scorrevoli del centro. Però lui riusci a tirare tanti bacetti ad una donna anziana che era seduta di fronte a lei a fare le parole crociate, che lo guardò con un sorriso sulle labbra e una voglia di cose perdute negli occhi.

1 commento:

  1. PERCHE' IERI E' STORIA,
    DOMANI MISTERO,
    E L'OGGI E' UN DONO,
    ED E' PER QUESTO CHE
    SI CHIAMA PRESENTE.
    ( Maestro Hu Gu Ey )

    RispondiElimina